Corona

Corona

Da lontano ho visto gente e sentito suoni. La gente era tanta, sicuramente qualche centinaio di persone. I suoni erano musica da discoteca, ritmata e piena di bassi innaturali che facevano vibrare le vetrine dei negozi del corso. La folla era accalcata davanti ad un negozio di scarpe, un negozio di lusso con una piccola passarella di marmo prima dell’ingresso.
Un quarantenne molto tatuato con una maglietta attillatissima ad esaltare il lavoro in palestra ogni tanto si affacciava sulla strada attraversando la piccola passarella e le persone, per lo più ventenni, cominciavano ad urlare e fare fotografie, brandendo smartphone per aria. Musica e gridolini estatici sottolineavano ogni movimento del tatuato. Il quarantenne stesso ad un certo punto si è fatto un selfie, inquadrando platealmente e democraticamente la folla alle sue spalle. A quel gesto, la gente è impazzita di entusiasmo. Un signore ha perfino alzato sulle spalle il figlio di pochi anni, per permettergli di vedere meglio il quarantenne. Anche io sono riuscito a vederlo meglio e riconoscerlo: un condannato a tredici anni di reclusione per reati di varia natura: truffa, corruzione, appropriazione indebita, evasione fiscale i più significativi.

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