E adesso Zumba!

E adesso Zumba!

In piedi e nella parte esterna della piscina, un uomo dalla corporatura importante evidenziata da una calzamaglia nera comincia a sbracciarsi senza mezzi termini, invitando tutti a seguire i suoi movimenti al grido di battaglia: «It’s aquagym time!»
Una musica esplode, violenta e festosa. Le cuffiette arancioni si radunano ai piedi dell’uomo dalla corporatura importante, non solo muscoli per la verità, e cominciano a seguire i suoi movimenti in maniera tutt’altro che coordinata. Tra sbuffi alcalino-sulfurei e schizzi da sbracciate sconnesse, una burrasca di vapore e acqua mi censura a tratti i colleghi. Rare macchie arancioni riemergono dalla tempesta, non appena il ritmo della musica si placa e l’uomo in calzamaglia comincia a roteare oscenamente il bacino. Per fortuna la cosa dura poco. Cambia il brano musicale e cambia il ritmo dell’uomo in calzamaglia, che ora annuncia: «E adesso Zumba!»
Un boato accoglie l’annuncio. È il brano del momento, o almeno di qualche estate appena trascorsa. Il capobranco comincia un andirivieni frenetico che termina con un calcio al vento, prima di ripartire nel verso opposto.
Non riesco a vedere come i colleghi riescano a replicare il calcio, per loro all’acqua, ma presto alcuni perdono il ritmo sbattendo contro altri che procedono in verso contrario. Gli incidenti comunque non creano problemi, tutt’altro: gli ingorghi aumentano lo spasso. I colleghi meno giovani sembrano maggiormente a proprio agio con il concetto di sincronia. Chissà se tutto ciò può già essere definito esperienziale?
A metà brano il maschio alfa impone al branco il cambiamento: «Braccia in alto!»
E mentre la moltitudine alza le mani divertita e saluta nervosamente la montagna, io sento crescere dentro un sentimento di insoddisfazione misto a malinconia, lo stesso sentimento che provo da una vita, forse già dalle elementari, la stessa frustrazione nel vedere gli altri divertirsi mentre io, un po’ timida e un po’ snob, non partecipo e di lato giudico.
Io superiore, che smonto dall’esterno ogni cosa, che colgo il ridicolo della situazione, che non prendo parte e che non mi godo mai niente. Anche oggi è così.
Sono tutti fortemente ridicoli e stupidi, ma si stanno divertendo.
Io, migliore di loro, sto un po’ male.
«Ora un classico. Gioca Jouer!»

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