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Autore: Giovanni Di Nicola

Il libro delle risposte

Il libro delle risposte

C’è voluto un po’ di tempo, quasi mezzo secolo per la verità, ma alla fine l’ho trovato.

L’ho cercato un po’ dovunque, ad ogni latitudine e longitudine. Spesso ho domandato in giro, ma nessuno mi ha mai aiutato, nessuno ne sapeva niente. Poi, quando ormai stavo perdendo le speranze, una sera di ottobre mi ci è andato casualmente l’occhio. L’ho riconosciuto subito.

E pensare che stava lì, in bella vista dentro ad un cassetto della scrivania di mia figlia, per nulla imboscato.

Lo so, non avrei dovuto frugare tra le sue cose, del resto non lo faccio mai, ma questa volta è stato come se me lo sentissi.

Ora che ce l’ho tra le mani non so bene cosa fare. Prima o poi lo aprirò, chiaro, dopo averlo tanto cercato.

Confesso che ho un po’ paura, temo che il suo contenuto posso deludermi o peggio, che io non sia ancora pronto per leggerlo.

E allora intanto prendo tempo, me lo giro tra le mani, ammiro la copertina. Ha una bella copertina, non trovate? Colorata di, come si dice, fucsia. Un po’ troppo sgargiante forse, ma resta una bella copertina.

Ho pensato

Ho pensato

Ho pensato che l’età si risolve con il tempo.

Ho pensato che è un peccato che morendo si perdano tutti i ricordi.

Ho pensato che quando l’uomo si spegne, tutto ciò che sa svanisce, tutte le informazioni immagazzinate si perdono.

Ho pensato che per i PC non è così, che la tecnologia si trasferisce intatta da una generazione all’altra e l’evoluzione corre veloce.

Ho pensato che per gli uomini è diverso.

Ho pensato che le nuove generazioni quasi rifiutano ciò che le precedenti hanno appreso, reputandolo vecchio e fuori moda. E che pur immagazzinando libri, film, foto e musica dentro ad hard-disk esterni, comunque la prossima generazione ripartirà da zero, o quasi.

Hare Krishna

Hare Krishna

Ieri in centro vagava un tipo, un po’ hare krishna, molto stropicciato.
Indossava un lenzuolo arancione sistemato male, dal quale emergevano due vecchie scarpe da ginnastica. Sotto si intravedeva una tuta scura piuttosto logora. Anche il cappello era arancione. Avvicinava le persone per vendere libri che aveva in uno zaino. La gente si teneva a debita distanza, prudente. La sua presenza, scheggia impazzita controcorrente, spiccava in mezzo a quell’atmosfera natalizia anticipata da bancarelle e filodiffusione. Ha avvicinato anche me, si è definito “solo un povero monachello.” E poi, “Vengo dall’Umbria, conosci il Veda?”
Anche io istintivamente sono andato sulla difensiva, “Sì, l’ho sentito dire. Scusa ma non mi interessa, non ho tempo.” E senza guardarlo negli occhi sono riuscito a pensare solo che l’accento era veneto e non umbro. Avevo poco tempo, e tra l’altro dovevo andare anche alla Feltrinelli, per “libri veri”.
Ha continuato, nei suoi libri non c’era scopo di lucro, gli bastava qualche monetina, un’offerta qualsiasi. Ho sorriso, ma non ho ceduto, “non ho soldi” e guardandolo meglio ho notato che aveva parte della fronte colorata con del bianco. Un sempliciotto, l’ho bollato dentro di me. Non ha insistito, mi ha salutato dicendo “Hai gli occhi buoni” e poi, come recitando una filastrocca fuori luogo per bambini:
“Ogni fiore è un dono.”
L’ho visto allontanarsi con passo sgangherato tra la gente che continuava a tenerlo a distanza, portandosi via una passione raramente incontrata, la passione di uno innamorato di fresco, di uno molto convinto della sua verità, e lo sguardo di chi per questo non teme rifiuti o prese in giro.
Appena si è allontanato, improvvisamente mi sono sentito vuoto e solo. E’ stato come se andandosene tra la folla, quel sempliciotto stropicciato si fosse portato via tutta la mia energia. E ho pensato che forse lui vive molto meglio di me e di gran parte delle persone, già in pieno delirio da Natale prematuro.
E ho pensato che quel tipo poco elegante possedeva una verità, una qualunque, e che non poteva andarsene così dopo avermi sfiorato il cuore, abbandonandomi ai miei dubbi. Mi sono detto: “Dai, inseguilo, parlaci e compra un suo libro”. L’ho cercato, ma se n’era già andato.

PREMIO LETTERARIO FORTUNA – concorso nazionale di letteratura in lingua italiana

PREMIO LETTERARIO FORTUNA – concorso nazionale di letteratura in lingua italiana

L’atmosfera è magica, incantata, come si dice in questi casi. Siamo nel punto più alto di Bari Vecchia, la terrazza di un antico fortino sul mare. La luna piena si leva in sincrono al tramonto del sole, un evento astronomico non frequente.

E’ la serata finale del Premio Letterario Fortuna, concorso nazionale di letteratura in lingua italiana. Un successo, oltre 150 partecipanti.

Dal buio un attore legge con voce da brividi un brano che riconosco subito:

La vita è una proprietà di atomi e molecole opportunamente disposti. Smolarek un po’ pontifica, e comunque la prende larga. Quello che colpisce maggiormente degli organismi viventi è che sono un gruppo unico di molecole complesse che, al contrario della tendenza naturale di tutti i sistemi inanimati a evolvere in stati di completo disordine, crea stati di maggior ordine assimilando materia inanimata. Smolarek continua a divagare. Dove vorrà arrivare? La vita crea ordine dal disordine. Gli organismi viventi ritardano il raggiungimento dell’equilibrio termodinamico, ovvero la morte, con un susseguirsi di eventi gestiti da regolarità e ordine che non hanno pari nella materia inanimata. “Non le sembra incredibile, signorina?” Effettivamente. L’organismo vivente acquisisce ordine dalla natura, ma è al contempo lo stato più alto di ordine in natura. Non acquisterà nulla, questo è abbastanza chiaro. La vita sembra confutare il secondo principio della termodinamica. Aiuto! Il secondo principio della termodinamica. Tutto questo non può che essere frutto di qualcosa di superiore. Ecco dove voleva arrivare. La scienza conosce la forza che trasforma gli atomi di carbonio da grezzo carbone a prezioso diamante, ma ignora la sottilissima forza che spinge un aggregato di molecole a passare da inanimato ad animato. E questa pulsione, trascendentale e meravigliosa, per quanto l’uomo si sforzerà di comprenderla, resterà sconosciuta. “Glielo posso garantire, signorina”. Trascendentale e meravigliosa, ripeto.

Quindi l’annuncio: Premio Letterario Fortuna, terzo posto, La Viaggiatrice Incantata.

Premio Fortuna, realizzo, non male per uno che proviene dalla Città della Fortuna! Terzo posto, va bene lo stesso. Infine la motivazione:

Orchestrazione originale e surreale fanno di questo “romanzo non romanzo” un ricettacolo pieno di spunti di riflessione.

Grazie!