Forno solare

Forno solare

“E quando non c’è il sole o di sera cosa fai, non mangi?”

Siamo partiti un anno fa, quasi per gioco. Cuocere con il sole era grande sfida, fare ricerca sul solare la sfida ancora maggiore.

Avevo il contatto con l’ing. Crovatto, uno che nei forni solari ci ha sempre creduto. Già prima del 2000 aveva messo su internet le istruzioni per realizzare prototipi di forni, di bassa, media ed alta efficienza.

http://digilander.libero.it/giannicrovatto/forno-in.htm

forno-crovattoNelle sue pagine dettagli progettuali molto approfonditi, messi a disposizione di tutti, tipico di uno che ci crede sul serio e che vuole diffondere l’idea prima di tutto.

Nel mio piccolo ho studiato la cosa e pensato che la si poteva migliorare, anzi aggiornare, con materiali al passo con la tecnologia: specchi più “performanti”, vernici ad alta efficienza, vetri specifici per collettori.

Grazie all’amico e collega Gabriele e ad un valente “manipolo” di tesisti di ingegneria (edile e meccanica), abbiamo realizzato uno splendido prototipo di forno, in grado quest’estate di raggiungere i 200 °C in 50 minuti e di superare ampiamente i 300 °C, anche “fuori-stagione”.

Infine la sfida più grande di tutti. Rispondere alla domanda che prima o poi tutti, con il sorrisetto tra i denti, fanno: “E quando non c’è il sole o di sera cosa fai, non mangi?”

La risposta più promettente sono i PCM, Phase Change Material, materiali che cambiando fase rilasciano calore latente e permettono di stabilizzare la temperatura di cottura. I materiali che cercavamo dovevano essere facilmente reperibili e soprattutto economici, per non tradire la filosofia dell’Ing. Crovatto.

Grazie ad alcuni ricercatori dell’ENEA, abbiamo identificato come possibili candidati alcune miscele di sali fusi comunemente utilizzati in agricoltura, in grado di fondere, e quindi di fornire calore, a 220 °C. Abbiamo quindi realizzato una pentola con doppio fondo, per contenere questi sali. I primi test stanno fornendo indicazioni molto incoraggianti. Il futuro della ricerca prevede l’introduzione di nano-particelle all’interno dei PCM, al fine di aumentare lo scambio termico di queste miscele.

Insomma, ci stiamo cominciando a divertire.

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