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Autore: Giovanni Di Nicola

Corea o Australia?

Corea o Australia?

Una portaerei americana, con l’intenzione di spaventare un po’ il baldo dittatore nordcoreano, tentando di fare rotta verso la penisola coreana ha invece navigato per sbaglio (e per giorni) in direzione Australia. Al di là dell’episodio piuttosto divertente, l’avvenimento è un ottimo spunto per alcune riflessioni sui nostri tempi.

Tempi di ignoranza. La geografia, le carte nautiche, tutto ignorato. Poco importa se i protagonisti dell’avvenimento sono americani, notoriamente piuttosto ignoranti. Questo tipo di errore ormai potrebbero commetterlo in tanti. L’ignoranza è diffusa.

Tempi di tecnologia. C’è ormai confidenza totale nella tecnologia, noi impostiamo e lei ci porta. Forse sarebbe bastato alzare lo sguardo verso le stelle o buttare un occhio alla bussola per rendersi conto dell’errore.

Tempi di presunzione. L’errore si è ostinatamente ripetuto per giorni, molti giorni. Il Pacifico è grande, la supponenza di più.

Tempi di aggressione. Una volta si sbagliava continente per curiosità, sempre ostinatamente, ma magari per trovare una nuova strada per le Indie. Ora si sbaglia continente con arroganza, per spaventare, per impressionare, per minacciare.

Insomma, un errore di navigazione o un’allarmante metafora dei tempi che stiamo vivendo?

Ora basta, non sono mica Gramellini.

Nuvola di parole

Nuvola di parole

Ho fatto un piccolo gioco…

Ho copiato ed incollato tutta la Trilogia della dispersione (compresi i libri non ancora pubblicati) in un sito di quelli che creano nuvole di parole in base alla frequenza di queste nel testo. In un primo tempo era tutto un fiorire di particelle e nomi di protagonisti…

Ho eliminato quindi articoli, pronomi e preposizioni varie, oltre ai nomi dei protagonisti.

Ecco il risultato:

Cosa voglia dire questa cosa non lo so. Ora ci penso…

Paesaggi Urbani

Paesaggi Urbani

Ci sono capannelli di gente davanti ai bar durante le partite. Sembra di essere tornati negli anni cinquanta, le prime televisioni, lascia o raddoppia. Gente indigente, meno fortunata, gente che non può permettersi Sky. Questo per gli uomini, ma capita anche che donne, nelle sale d’aspetto di ospedali, si accalchino per vedere la nuova puntata de “il Segreto”.

Per quel che riguarda anziani senza pensione, se possono frugano nell’immondizia alla ricerca di vestiti o qualcosa da mangiare, mentre poco distanti extracomunitari caricano vecchi materassi abbandonati su mezzi di fortuna.

Nel frattempo un uomo di mezza età ha il portafoglio gonfio di soldi. Contanti, il cosiddetto nero. Il portafoglio quasi non si chiude e lui è un’anima in pena, soffre molto per questo peso ingombrante: non sa proprio come liberarsene. Potrebbe fare come alcuni operai, che dopo il lavoro si fumano via lo stipendio dentro a piccoli tabacchi, ipnotizzati dalle slot.

Ai supermercati, personaggi dai vestiti logori acquistano confezioni senza marca di wurstel a 89 centesimi, affiancando alle casse veloci carrelli vegani e sempreverde bio. La CCTV proietta “live” dalle navate in bianco e nero artistico, sorprende un uomo troppo elegante, in cappotto solo per nascondere meglio delle merendine.

Poi l’immagine cambia quasi subito.

La formula dei tatuaggi

La formula dei tatuaggi

«Secondo uno studio dell’Università di Bristol, il numero di tatuaggi che una persona si farà è direttamente proporzionale a cattivo gusto, grado di esibizionismo ed insicurezza. Tale numero è altresì inversamente proporzionale a originalità e sobrietà. O per meglio dire, eleganza».

«Cioè? Fammi capire bene: più sei insicuro, più te ne fai. Se sei elegante invece no?».

«Si, più o meno. Poi ci sono le varianti, come chi si scarabocchia per segnarsi nomi o date importanti. Hanno anche inventato una formula che predice il numero di tatuaggi: funziona. Prima si stabilisce un coefficiente che quantifica il cattivo gusto della persona, in seguito…»

«Quindi io che ne ho due come sono?».

«Be’, ci sono anche le eccezioni, come in tutto. Non è che funziona sempre sempre, la formula».

Gli scienziati di Bristol hanno anche messo a punto una formula che stima la superficie di pelle imbrattata, in centimetri quadri, ma tralascio.